La sera ci dava carta bianca, Nauris
e tu vi rollavi un poco del tuo
tabacco discreto. Io vi appuntavo
qualche parola al rabbocco,
prima di soffiarvi sopra
una voce più asciutta.
Poi ci siedevamo alla scacchiera
oleata di fresco, il tuo sorridere etrusco
si incideva senza fretta per ogni
malinteso scoperto.
Rombava e tu inforbiciavi un’altra sigaretta
tradendo una mano più vecchia dell’altra:
«Sono rimasto una volta alla pioggia» – dicesti.
«È impossibile bagnare quanto già zuppo.»
Mu
Due sopracciglia in disordine
una piccola cicatrice d'infanzia.
La linea dell'orizzonte sulla sabbia
e quattro gocce di tè verde.
Così si scrive il vuoto su carta.
venerdì 2 maggio 2008
a Nauris
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Alfio
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00:10:00
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Cartelle: di riflesso, per chi rimangono accese le luci
mercoledì 9 aprile 2008
a mio padre in giardino
Entrando in punta di piedi in giardino
subito la terra ti calzava e ti seguiva
poi fino in casa. Sapevamo noi
che non c’era più verso di metterla via.
Agli alberi sollevavi un lembo della gonna
per lasciarvi passare un rigagnolo
poi ti incollavi alla resina del ciliegio
a sfogliare un vecchio accendino
preso a riparo dal vento.
Le chiavi lise che stringevi da sempre
non erano più per chiudere o per aprire
però sapevano i solchi delle tue mani
mentre col terzo dito spollinavi
la curva intatta di un’altra sigaretta.
Alle promesse di azioni e parole
concedevi uno dei tuoi Non ne vale la pena
e forse proprio questa
tua a lungo odiata lezione
dovrò sostenere domani
impostore davanti la folla ingenua degli sbagli
quando i frutti marciranno per terra
non lontano dai rami
e i millepiedi resteranno arrotolati
su se stessi, immoti,
sotto i vasi pesanti delle felci.
Postato da
Alfio
alle
18:24:00
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