Mu


Due sopracciglia in disordine
una piccola cicatrice d'infanzia.

La linea dell'orizzonte sulla sabbia
e quattro gocce di tè verde.

Così si scrive il vuoto su carta.

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sabato 17 gennaio 2009

[Al volgere di questi giorni tronchi]


Al volgere di questi giorni tronchi
sulla soglia del cielo socchiuso
si dilungano i falsi cinguettii
degli zigoli appostati sulle tegole
a depistare i ponti di ragnatela
distesi tra le mura delle case
e gli alberi spogli nei viali
rigonfiano gli asfalti e i marciapiedi
di voraci radici e ingolfano
l’intero sottosuolo cittadino.

Ora senti strusciare le carte
in cui si involgono i balconi senza piante
nessuno si è fermato a rialzare
le biciclette gettate sul dorso dal vento
per terra come tartarughe rivolte
sulle ali pestate dai passanti
e il nostro cuore di stagno involto
nel nastro isolante resterà muto
come un lucchetto rinchiuso sul vuoto
o sarà un neon acceso di giorno
nel tempo assurdo che passa tra un lampo
e il suo rombo mentre le prime gocce scansano
radenti l’involucro inspento
di un sigaro in cenere nella pioggia.

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lunedì 12 maggio 2008

Berlino, nel tempo


Per le strade di Kreuzberg
o la Unter den Linden, Berlino
la vedi solo accanto alle vecchie cartoline
sui girevoli dei negozi di souvenirs,
ai libri di fotografie sfogliati sulle bancarelle
senza alcuna intenzione di acquisto,
alle rughe di pochi passanti o alle borchie
opache di qualche punk.

Dovunque hanno appena costruito
oppure assisti a un venerdì sera
vestito del lavoro di operai
certamente stancabili.

Davanti agli specchi di un ufficio vedi un giovane
soldato dell’armata rossa appena colpito
da un cecchino appostato nel palazzo accanto,
scomparso da anni, e distingui
i colpi mancati sugli stipiti
del portone di fronte
sopravvissuti più a lungo delle strade adiacenti
e di altri abitanti.

Sulla Potzdamer Platz svetta il primo
semaforo del mondo, o una sua copia.
Una manifestazione del governo socialista vi attende
il passaggio di una parata nazista in ritardo
per andare a bruciare libri bianchi
ancora non letti.

Il traffico è diretto da un giovane ufficiale americano
dall’alto della sua vedetta piantata nel mezzo
della polvere di nessuno – ecco vede:
il Kaiser Guglielmo II Hohenzollern entrare
nella sua suite d’albergo preferita
aperta sulla strada dalle bombe degli anni a venire
circondato da donne di cui
non ricorda il nome
mentre dal sottopassaggio della U-Bahn
– proprio di fianco al bunker estivo della famiglia Hitler –
risalgono decine e decine di persone che non pensano:
«Quello era est. Quello era ovest».

Rotte in un istante
non si lasciano più le mura
ognuno ne porta dietro un mattoncino
a incastro colorato.
Al di là dello spazio, la città si rimonta
soltanto nel tempo.

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venerdì 18 aprile 2008

Bonus tracks da Per chi rimangono accese le luci


In questi giorni sto postando alcune poesie che ho inserito in una cartella «Per chi rimangono accese le luci – bonus tracks». Si tratta di poesie che, o perché non erano ancora complete, o perché non c’era più spazio, sono rimaste fuori dall’indice del libro uscito a dicembre. Tuttavia avrebbero ben potuto rientrare nel progetto del libro, e per questo le considero una sorta di bonus tracks inedite, che qui nel blog potete leggere per la prima volta. In realtà, la sezione più interessata da questi nuovi componimenti è altre dimore, che nel libro consta di tre soli pezzi, e che evidentemente è una sezione ancora «aperta». Vi è infatti persino qualche pezzo scritto e concepito solo di recente, a cui ho lavorato proprio in questi giorni (è il caso dell’ultima poesia postata, un’altra la posterò a breve) e che continua a scrivere la storia del mio nomadismo e il mio poema d'amore per la città, l’unica cellula di aggregazione sociale che io sembri riconoscere.

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martedì 15 aprile 2008

Note all'affitto di una casa a Vienna


Soffitta abitabile, quarto piano
40 metri quadri, due stanze
con bagno, cucina e ingresso.

Le due stanze, pitturate di bianco
e arancio in buono stato, sono pressappoco
di uguale grandezza. Sufficiente
per un letto matrimoniale, la culla
del bambino, un armadio, un comodino.

Nell’altra una scrivania o un tavolo
con qualche sedia e poi un divano,
meglio se col letto dentro, per gli ospiti
venuti da lontano o trattenutisi
più tardi dell’ultimo bus verso casa.

Ci si potrebbe mettere anche
un impianto stereo con delle casse
in legno e un mobiletto per vinili e cd.
Non ammobiliata, dunque, forse resta
un letto a una piazza e mezzo e un tavolino
per la televisione. Non la lavatrice.

Le finestre, orientate verso nord,
danno tutte sul cortile interno
non grande davvero, ma silenzioso:
ne entra bene la luce e l’ombra
di un vecchio faggio caduco.

Quelle di una stanza e della cucina
si aprono sul tetto spiovente,
non di molto in verità, pure la neve
vi scende dolce in inverno.

Quella dell’altra stanza è invece priva
di gelosia e la vestirebbe bene una tenda
blu da chiudere anche di giorno
a volte senza accendere la luce.

Il bagno e il WC – separato –
hanno un piccolo ventilatore
e mattonelle bianche e blu sui muri
e miscelatori ai rubinetti
che abbreviano l’attesa per la doccia
quando si è già svestiti.

La cucina ha i fornelli elettrici
con cui bisogna sapersi regolare
per i tempi di cottura, e poco spazio
per accumulare piatti sporchi.

Della casa fanno parte inoltre
uno scantinato piccolo e un po’ umido,
non buono per i libri, meglio forse
per i vestiti fuori stagione,
e un posto per la bici nel cortile
lì accanto al muretto di confine.

Per salire c’è una vecchia scala a chiocciola
oppure l’ascensore dell’edificio accanto
(se ne ricevono le chiavi). Gli ospiti, comunque,
possono anche farne a meno.

L’affitto comprende il riscaldamento
a gas e l’acqua calda. Resta solo la luce
in Dietrichsteingasse 7, interno 18, IX Bezirk
vicino c’è il Liechtensteinpark
e le boutique un po’ appariscenti
della Porzellangasse.

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mercoledì 9 gennaio 2008

Come a Ostenda


Scalciati dalle onde i palazzi
digradavano infine verso il mare
colore novembre.

Il vento schiantato sulle gote
lasciava in asso le giostre spente e un cane
depistato dalla burrasca dei giorni prima.

Ricordo che dal naso soffiasti allora
ogni marina schifezza
sradicata per la chioma esule
sulla spiaggia d'inverno insieme ai denti
persi dal mare.

L'ombreggiatura del bagnasciuga
aggiornava in tempo reale
i confini di una terra di nessuno.

Ne prendevano nota i gabbiani
appostati sui trampoli e le teste
incappucciate nelle ali.

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